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Il cielo tra Bibbia, letteratura e cinema
Il cielo nell'arte e nel cinema 2/3
Il cielo nell'arte e nel cinema 3/3
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Cielo1Figlio e sposo di Gea, la madre Terra, Urano rappresenta per la mitologia greca la divinità primordiale che personifica il cielo. Unico in grado di coprire interamente la superficie terrestre, Urano ebbe da Gea molti figli, tra i quali i sei Titani, le sei Titanidi, i tre Ciclopi e i tre Ecatonchiri. Stanca della violenza e dell’impulsività dello sposo, Gea implora i figli di proteggerla dalla bramosia del padre per prenderne il posto. All’appello materno risponde l’ultimo nato, Crono, che nel sonno evira Urano e ne getta i genitali in mare generando la dea dell'amore, Afrodite. Dal suo sangue caduto sulla terra nacquero le Erinni.

Fin dall’antichità il cielo ha identificato il luogo etereo della dimora di Dio e, nel corso dei secoli, ha offerto lo spunto di riflessione preferenziale per l’approfondimento del ragionamento scientifico, filosofico e teologico. In quasi tutte le lingue moderne, lo stesso termine “cielo” allude in maniera ambivalente al referente oggettivo e religioso. In inglese, ad esempio, la parola “sky” indica l’atmosfera terrestre mentre “heaven” si riferisce al significato trascendente. Così in ebraico i “shamayim”, forma plurale dei cieli, richiamano il senso religioso e “raqia” il racconto della cosmogonia. Nel periodo del Medioevo, sulla scorta della cosmologia tolemaica, era credenza diffusa che la Terra si trovasse immobile al centro di nove cieli intesi come sfere concentriche. Ogni sfera assumeva il nome dal pianeta che ospitava: Sole e Luna (considerati allora dei pianeti), Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno. A questi si sommava il “cielo delle stelle fisse”, dove erano incastonate le stelle, e il Primum mobile ovvero l’Empireo dove risiedeva Dio. Primum_mobileA ciascun cielo erano associati degli angeli responsabili del movimento. Convinzione che andrà sgretolandosi con le teorie copernicane e del pisano Galileo Galilei.

Nel linguaggio della Sacra Scrittura, l’immagine biblica di Dio è spesso associata alle manifestazioni dei fenomeni celesti: il tuono è la voce roboante di Jahvè, i fulmini sono messaggeri della misericordia (“Puoi tu alzare la voce fino alle nubi e farti coprire da un rovescio di acqua? Scagli tu i fulmini e partono dicendoti: ‘Eccoci!’?”) e la tempesta e le nuvole segnano i momenti del suo passaggio (“Il Signore è lento all`ira, ma grande in potenza e nulla lascia impunito. Nell’uragano e nella tempesta è il suo cammino e le nubi sono la polvere dei suoi passi”). Nell’intero arco della narrazione biblica, il cielo è strettamente legato a Dio: “Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario, dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il gemito del prigioniero, per liberare i condannati a morte” (Sal 101, 20-21). Il “Dio del cielo” (Gen 24,3) della Bibbia aspetta il ritorno del Figlio (“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio”) e apre i cieli durante il battesimo nel fiume Giordano (“Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”).