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“L’adolescenza porta con sé la scoperta dell’ingiustizia, il desiderio dell’indipendenza, lo svezzamento affettivo, le prime curiosità sessuali. Dunque è l’età critica per eccellenza,l’età dei primi conflitti tra la morale assoluta e la morale relativa degli adulti,tra la purezza di cuore e l’impurità della vita. Infine è, dal punto di vista di qualsiasi artista, l’età più interessante da mettere in luce”. E lui, Francois Truffaut, è restato tanto affascinato da questa età del cambiamento al punto da realizzare un lungometraggio che ha sancito la nascita di una nuova corrente cinematografica, la Nouvelle Vague: I quattrocento colpi (1959), è la storia del giovane Antoine Doinel e del suo difficile percorso verso l’età adulta. Figlio di una famiglia che non sa amarlo, Doinel finisce in riformatorio per uno dei piccoli furti compiuti nel tentativo di riempire il senso di vuoto della sua esistenza. La fuga verso il mare che non ha mai visto, resta uno dei finali più intensi della storia del cinema.
Narrazione ed educazione. La situazione di contraddittorietà che segna l’adolescenza, età di mezzo fra il desiderio di emancipazione dalla famiglia e la reale dipendenza da essa, trova da sempre un perfetto mezzo espressivo nel cinema. Dai tempi di Chaplin, Il monello (1921), e di James Dean, Gioventù bruciata (1959), l’occhio della cinepresa ha indugiato sulla stagione della vita più intensa e affannosa, proiettandone sul grande schermo le storie, i sogni, i dolori e le difficoltà. In questa direzione, il cinema svolge la doppia funzione di rappresentare una narrazione sull’adolescenza e di rivolgersi ai protagonisti stessi dei suoi racconti. Si potrebbe dire che il rapporto fra cinema e adolescenza può essere visto da due angolazioni: l’una, che attiene alla produzione cinematografica che ha per soggetto l’adolescenza; l’altra, che riguarda l’educazione degli adolescenti al cinema. Dal primo punto di vista, i lungometraggi centrati sull’adolescenza hanno caratterizzato ogni periodo del cinema. Gli anni Ottanta - senza dimenticare titoli precedenti quali Germania, anno zero (1947) di Roberto Rossellini, Jules e Jim (1962) di Francois Truffaut, American Graffiti (1973) di George Lucas, Cognome e nome: Lacombe Lucine (1973) di Louis Malle, Un mercoledì da leoni (1978) di John Milius -, offrono un interessante panorama di film che hanno per protagonisti degli adolescenti. Peter Weir, regista australiano trasferitosi negli Stati Uniti d’America dopo il successo di Picnic ad Hanging Rock (1975), gira due pellicole significative: Gli anni spezzati (1981), drammatico racconto di due giovani amici che combattono a Gallipoli, durante la Prima Guerra Mondiale, diventando adulti e poi morendo nel mezzo di una guerra di cui non comprendono le regole; e L’attimo fuggente (1989), suggestivo ritratto di una prestigiosa scuola inglese la cui rigida quotidianità è rotta dall’arrivo del nuovo professore di letteratura, interpretato da un superlativo Robin Williams, che libera i suoi ragazzi dall’amido del conformismo attraverso la poesia. Instillando la rivoluzionaria forza della libertà e suggerendo, in fondo, una chiave di lettura per la vita.
Sempre in quegli anni, Francis Ford Coppola realizza il film I ragazzi della 56ª strada (1983): due bande rivali di adolescenti, i greaser e i soc, si combattono sulle strade di Tulsa, Oklahoma. Nel corso di una lite, due greaser uccidono un social, fuggono per non essere catturati dalla polizia rifugiandosi in una chiesa e salvano due bambini da un incendio perdendo la vita. A un anno di distanza, nel 1984, esce Rusty il selvaggio. Ambientato ancora a Tulsa, racconta la storia del sedicenne Rusty e del suo rapporto con il padre, alcolizzato e abbandonato dalla moglie, e il fratello, leader del quartiere che sarà ucciso da un poliziotto nel tentativo di tirare fuori dai guai il giovane Rusty emule delle sue bravate. Due film melanconici e intensi, manifesto di una generazione di giovani costretti a diventare uomini in un contesto familiare e sociale che li interroga da subito sulle questioni della vita. Melanconia che si ritrova in Peggy Sue si è sposata (1986), ancora di Coppola, nel quale la quarantenne Peggy, svenuta dopo essere stata eletta reginetta ad una festa di ex-compagni, rivive i ricordi della sua adolescenza. Altro film cult degli anni Ottanta, passando per il piacevole Breakfast Club (1985) di John Huges, è Stand by me – Ricordo di un’estate (1986) diretto da Rob Reiner. Un’escursione di quattro ragazzi alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo scomparso da giorni, si rivela uno splendido affresco sull’adolescenza e diviene escursione interiore sui temi dell’amicizia e della morte. Al ritmo del suond avvolgente di Ben E. King. Tra gli altri lungometraggi da segnalare, I goonies (1985) di Richard Donner e Ritorno al futuro (1985) di Robert Zemeckis sono due godibili e divertenti storie di rocambolesche avventure che hanno per protagonisti degli adolescenti.
Belli, disadattati e pentiti. Alle prese con i problemi di una vita vissuta sulla strada alla ricerca di una madre che non c’è e di una padre ricco ed assente, è il film che inaugura gli anni Novanta: Belli e dannati (1991) regia di Gus Van Sant. Dopo Mala noche (1985) e Drugstore cowboy (1989), Van Sant torna a parlare di adolescenza con un altro film che ha per protagonista un ragazzo povero di Boston: Will Hunting, Genio Ribelle (1997), storia di un genio matematico che, nel disperato sforzo di liberarsi da un’infanzia di violenze e abbandono, grazie all’aiuto di uno psicologo riesce a trovare la sua strada nella vita. Ancora Van Sant, firma la regia di un film che disorienta, Gerry (2002) protagonisti due giovani amici che si perdono durante un viaggio in auto, e uno di denuncia sulla società e i giovani di oggi, Elephant (2003). Del 1998 è un altro interessante lungometraggio, Buffalo ’66 dell’esordiente Vincent Gallo, che narra la storia del disadattato Billy Brown, uscito di carcere dopo aver scontato una pena ingiusta con l’unico scopo di vendicarsi del torto subito. L’amore e il perdono saranno gli elementi indispensabili per lasciare alle spalle un’infanzia difficile. Sempre del 1998 è American History X, di Tony Kaye, film di formazione nel quale il giovane Derek, dopo tre anni di carcere per un omicidio a sfondo razziale, torna in libertà profondamente cambiato. Dovrà fare i conti con il fratello e il gruppo dei pari, in un finale assurdo e senza speranza. Una menziona a parte, è riservata ad Arizona Dream (1993) di Emir Kusturica: il sogno americano di un giovane in viaggio attraverso l’America per fare visita ad un zio, è il pretesto per narrare il complesso mondo interiore in un film onirico e sussultorio. Complesso mondo interiore che governa l’adolescente protagonista di Donnie Darko (2001), sorta di anti-eroe romantico che vive tutti i conflitti interiori, le solitudini e le difficoltà di comunicare con gli adulti tipiche dell’età di passaggio. Un cult movie delle nuove generazioni, che spalanca le porte dell’interpretazione e offre molteplici spunti di riflessione.
Dalla Corea, invece, giunge un film dai toni rarefatti e dalla fotografia suggestiva: Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera (2003) di Kim Ki Duk, un coinvolgente percorso che, attraverso le varie età della vita, compie il cammino dell’esistenza mostrandone la ciclicità e la carica di passione. Atmosfera unica, per un film che vuole essere riuscita parabola della vita. Infine, una ricca produzione cinematografica è anche quella di carattere comico e parodistico – come American Pie (1999), Scary Movie (2000) e gli innumerevoli sequel – e quella diretta ad un target specifico adolescenziale, è il caso della saga di Harry Potter il cui primo film è uscito nel 2001.
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