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Adolescenti nel cinema e in Tv - 2/2 |
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A lezione di cinema. Come si vede dalla rapida carrellata dei titoli proposti, il cinema è poderosa memoria collettiva di esperienze che possono stimolare la riflessione e il dialogo. Per fare ciò, tuttavia, è necessario conoscere il linguaggio cinematografico ed essere in grado di interpretarne i codici. In particolare i giovani, come detto in precedenza, devono essere educati alla lettura dei prodotti cinematografici. Una iniziativa interessante che si muove in questa direzione è “Il maestro & Biancaneve”, proposta dall’associazione CGS (Cinecircoli Giovanili Socioculturali). Analizzando otto famosi cartoon della Walt Disney, da Biancaneve e i sette nani (1937) a Alla ricerca di Nemo (2003), si parte dall’idea di fondo di “lavorare sul cartoon come su un ‘vero’ film, guidando gli spettatori (anche i più piccoli), in un percorso analitico di ‘dissezione’ dei vari livelli di lettura e riassemblaggio per un’interpretazione unitaria dell’opera”, come spiegano gli autori Fabio Sandroni e Nadia Ciambrignoni. Attraverso schemi di analisi specifici, il percorso è indirizzato a diverse fasce d’età - scuola d’infanzia, elementare, media inferiore e superiore – e ha l’obiettivo di fornire gli strumenti utili per migliorare la propria capacità di analisi dei prodotti cinematografici. Altra iniziativa è quella concepita dall’assessorato alla Cultura della Provincia di Trento: “Primo Tempo”, una serie di percorsi cinematografici rivolti agli adolescenti che frequentano la scuola media superiore con l’intento di “portare il cinema a scuola non come momento a se stante, o riempitivo, ma come testo parallelo inserito nella programmazione disciplinare e interdisciplinare”, sottolineano gli autori Laura Grimoldi, Germana Bertamini e Cecilia Salizzoni.
Allo specchio della Tv. Sul versante della fiction e della programmazione televisiva, il piccolo schermo vanta un’abbondante quantità di serie che hanno per protagonisti degli adolescenti. Stando ai dati forniti dall’ultimo Rapporto dell’Osservatorio sulla Fiction italiana, “la produzione (e, correlativamente, l’offerta) di fiction domestica attraversa oggi una fase di crescita che posiziona l’industria televisiva italiana – non per volume di prodotto, ancora nettamente inferiore, ma per ascendente direzione di sviluppo – nello stesso campo delle industrie tedesca e britannica, leader europee”. Per la stagione 2004/2005, le reti Rai e Mediaset hanno programmato un totale di 696 ore di fiction italiana. Tra quelle più seguite che presentano la figura dell’adolescente, sorta di Giano bifronte con i piedi nel mondo dell’infanzia e lo sguardo rivolto all’età adulta, Grandi domani (2005) è una serie che racconta le vicende di un gruppo di allievi della scuola delle Arti e dello Spettacolo alle prese con i problemi della crescita. Il successo, cliché della società capitalistica, è l’obiettivo dei giovani ma nessuno di essi sembra poi così intenzionato a lottare per il proprio futuro. Evidente l’ispirazione a serie come Fame – Saranno Famosi e I ragazzi del muretto. Altra serie tv che affronta il tema dell’adolescenza è Padri e figli (2005): genitori e figli adolescenti si confrontano con le difficoltà quotidiane, ma la sceneggiatura manca di mordente e il facile svolgimento narrativo delude le attese. Di recente messa in onda è, poi, la fiction I Cesaroni (2006) nata da un format spagnolo. Gli episodi ci mostrano la quotidianità di una famiglia allargata in cui i due coniugi, dopo essere stati fidanzati da giovani, si ritrovano e si sposano portando ognuno i loro figli. La leggerezza con cui le problematiche vengono affrontate, e in particolare l’happy ending così comune a tutta la fiction italiana, rendono I Cesaroni un prodotto mediatico alla portata di tutti. L’adolescente viene mostrato all’interno della sua rete di amicizie costituita prevalentemente all’interno della scuola, e i conflitti sullo schermo sono quasi esclusivamente di tipo sentimentale. Nulla di più, per una fiction che rilassa ma non diverte.
D’Oltreoceano giungono, invece, le serie tv più seguite. Con un interesse all’adolescenza sin dai tempi di Happy Days (1974-1984), le cui puntate vengono trasmesse ancora oggi, la fiction statunitense ha sfornato serie divenute celebri anche all’estero. Tra le altre, Beverly Hills 90210 (1990-2000), che ha per protagonisti ragazzi dell’alta borghesia del quartiere di Los Angeles, modello per un’intera generazione di adolescenti che ha generato il poco seguito spin-off Merlose Place (1992-1999); Dawson’s Creek (1998-2003), storia del sedicenne Dawson e dei suoi amici che offre un’interessante visione trasversale dei giovani; The O.C. (2003), che segue le linee tracciate dalle precedenti narrando la vita di un adolescente adottato da una ricca famiglia. La caratterizzazione dei personaggi in “tipi” e la molteplicità di situazioni che i protagonisti delle fiction si trovano ad affrontare, rende questo genere molto seguito ed apprezzato dagli adolescenti. In una sorta di visione allo specchio, la fiction è soprattutto un momento di svago nel quale ci si ritrova a confrontarsi con problemi e incertezze tipiche dell’adolescenza. Quel che va in scena, dagli amori impossibili all’incomunicabilità con gli adulti, ha riguardato o riguarda da vicino l’esperienza di vita di ciascuno di noi. Che forse, nella finzione televisiva, tenta di chiudere il cerchio di ciò che ha lasciato incompiuto.
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