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Solidarietà sugli schermi
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Terremoto_LAquila6 aprile 2009, ore 3,32. Mentre L’Aquila dorme, un terremoto di magnitudo 6,3 della scala Richter devasta il capoluogo abruzzese e lascia dietro di sé un bilancio di morte: 308 vittime, circa 1.600 feriti e oltre 65.000 sfollati accolti in tendopoli, automobili, camper e alberghi della riviera adriatica. Nelle 48 ore successive alla scossa di maggiore intensità, la terra trema altre 256 volte di cui più di 150 nel solo giorno di martedì 7 aprile. La prima televisione che dà notizia del tragico evento è Rai News 24, che si collega telefonicamente con L’Aquila alle ore 4,31 di notte per trasmettere poi le prime immagini alle 5,35. Da quel momento, l’intero sistema mediatico si mobilita per raccontare il succedersi dei fatti e accendere i riflettori su quelle città ridotte a macerie. Prende il via la grande macchina televisiva, e con essa la rincorsa alla solidarietà per le popolazioni abruzzesi. Quando lo sgangherato circo dell’informazione apre i battenti, è difficile arrestarlo.


Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. (Levitico 19,17-18)

“Ascolti record in tutte le edizioni del Tg1 nella giornata del terremoto in Abruzzo”. È il principale telegiornale nazionale a celebrare dati, audience e percentuali di share. Nel corso dell’edizione serale, la conduttrice Susanna Petruni elenca per oltre un minuto le cifre raccolte all’indomani delTerremoto_LAquila_Raisisma: numeri che spaventano e interrogano sulle logiche che regolano il servizio pubblico, mentre nella mente di tutti ricorrono i volti e i vuoti della devastazione.
La settimana del terremoto modifica la programmazione delle emittenti televisive. La Rai adatta il palinsesto per esigenze di informazione così come Sky che, tra le altre trasmissioni spostate, cancella la puntata prevista del “Fiorello show”. Anche Mediaset si adatta alla tendenza di tenere un profilo basso e decide di non mandare in onda la puntata consueta del “Grande Fratello”: una scelta interessante e in controtendenza rispetto alla linea editoriale seguita in occasione della morte di Eluana Englaro, quando l’azienda ritenne che non fosse necessario apportare cambiamenti alla prima serata di Canale 5 e mantenne il prime time del reality show. Secondo i dati diffusi da Sipra, concessionaria della pubblicità per la Rai, la scelta di modificare la programmazione ha portato ad un calo degli investimenti pubblicitari con una significativa riduzione in termini di mancati introiti. Una situazione che ha interessato anche le altre emittenti e che suggerisce interrogativi sulla capacità di sfruttare le opportunità offerte da una simile scelta in termini di qualità dell’informazione e rispetto della persona.
Nell’immediato dopo terremoto, le maggiori reti televisive si affrettano a lanciare campagne di solidarietà per la raccolta di fondi da destinare all’Abruzzo. Mediafriends, associazione non lucrativa di utilità sociale facente capo a Mediaset, stanzia 5.790.224 euro grazie al contributo dei telespettatori; Sky si attesta intorno ai 2.100.000 euro, 1 milione dei quali donato dalla stessa azienda; anche la Rai, su richiesta del ministero dello Sviluppo economico, avvia una campagna straordinaria autorizzata dal Segretariato sociale il cui ricavato è devoluto alla Protezione Terremoto_AbruzzoCivile per le operazioni di assistenza e ricostruzione.
È una solidarietà, quella televisiva, che si nutre di ascolti e partecipazione del pubblico e tende a svuotarsi della sua dimensione autenticamente umana. Con il contributo dei telespettatori/cittadini, si sopperisce alle esigenze di soldi e lavoro che lo Stato non è in grado di gestire in maniera autonoma. Attraverso le televisioni, si chiede aiuto e ci si mobilita nobilmente nei momenti di massima emergenza nazionale. Ma il contributo dei media si ferma a questo livello e non esplora la strada di un ripensamento del sistema di informazione. L’agenda setting dei media e della politica prevale sulle esigenze del pubblico, determinando e ordinando gerarchicamente i temi e le notizie presentate. All’interno di questo contesto dominato da regole di mercato, la televisione ricopre un ruolo di primo piano nella formazione dell’opinione pubblica e lascia poco spazio all’argomentazione razionale capace di suscitare una coscienza critica nel pubblico. La solidarietà è allora asservita alla logica della spettacolarizzazione (in trasmissioni come “Al posto tuo”, “Ricomincio da qui”) e del commercio (tra gli altri, “La vita in diretta”, “Mattino cinque” e “Pomeriggio cinque”). Difficile affrontare il tema in modo maturo e responsabile. Pochi i programmi che riescono ad interessarsi al prossimo con uno sguardo attento e preoccupato. Casi isolati ma non per questo assenti.