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Se un tuo fratello ebreo o una ebrea si vende a te, ti servirà per sei anni, ma il settimo lo manderai via da te libero. Quando lo lascerai andare via libero, non lo rimanderai a mani vuote; gli farai doni dal tuo gregge, dalla tua aia e dal tuo torchio; gli darai ciò con cui il Signore tuo Dio ti avrà benedetto; ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese di Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha riscattato; perciò io ti do oggi questo comandamento. (Deuteronomio 15, 12-15)
Nel libro dell’Esodo, il profeta Mosè sceglie di rifiutare la corte del Faraone per restare solidale col suo popolo oppresso e schierarsi al fianco dei più deboli. Quando gli ebrei cedono all’adorazione del vitello d’oro e l’ira di Dio incombe sugli uomini per il peccato commesso, Mosè non esita a manifestare la sua profonda solidarietà nei confronti dei fratelli supplicando il Signore di perdonarli e dichiarandosi disposto a condividerne la sorte: “Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!” (Es 32, 31-32). E ancora, nella lettera agli Ebrei: “Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato. Questo perché stimava l’obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto; guardava infatti alla ricompensa” (Eb 11,24-26). Nell’insegnamento della Bibbia e nell’esempio di Cristo, la solidarietà per il prossimo è fatta di carne e di sangue: per incontrare il fratello non teme il giudizio ed è disposta a rischiare tutto, senza distogliere lo sguardo dalla realtà. Dopo la decisione del Governo di respingere le imbarcazioni di clandestini provenienti dalla Libia, la trasmissione “Che tempo che fa” (Rai Tre, 20 maggio 2009) manda in onda uno speciale dello scrittore Erri De Luca che dall’isola di Lampedusa racconta l’immigrazione di ieri e di oggi. Accompagnato dalla musica perfetta di Gianmaria Testa, De Luca regala un’intensa pagina di televisione dimostrando che è possibile parlare di solidarietà e toccare il cuore delle persone senza cedere alla tentazione di abbandonarsi a facili cliché per aumentare l’audience. Struggente la “Lettera a casa dall’altra parte dell’oceano” di un emigrato napoletano, che scrive alla madre nel 1925 dagli Stati Uniti d’America: “Mia cara matre, che sò, che sò i denari. Per chi se chiagne a patria nun sò niente. Mò tengo qualche dollaro e me pare che non sò stato mai tanto pezzente. Ma non torno. Me ne resto fora. Resto a faticà per tutti quanti. Io ch’aggio perso patria, casa, onore, io sò carne e maciello, so’ emigrante”. Nel ricordare che più di cento volte la Bibbia “tutela lo straniero”, De Luca indossa i panni del migrante: “Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi, noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l’insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo, noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera. Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno”. La puntata registra 2.399.000 telespettatori, con uno share del 10,32% nonostante la concorrenza della prima serata. Un dato significativo che indica come sia possibile coniugare qualità e numeri, offrendo un servizio pubblico all’altezza delle aspettative.
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