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Sito del giornalista Riccardo Benotti
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Oltre le apparenze. 'Avatar', un film "con la disabilità" |
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Più che una pellicola di genere, Avatar è un'esperienza visiva. Sul fantastico pianeta di Pandora, ideato e realizzato da James Cameron in 15 anni di gestazione creativa, la forza delle immagini dirompe in una storia di scelte e sentimenti. Nel puntare sulla grandezza espressiva del cinema tridimensionale, "Avatar" sacrifica la complessità della trama a vantaggio di una sceneggiatura che trova nella citazione e nella narrazione diacronica la dimensione più vera.
Dalla spiritualità panica alla condanna delle guerre di conquista, dal potere della tecnologia al trionfo della natura: Cameron racconta un mondo alla rovescia in cui l'alieno e il diverso sono dentro di noi, si mescolano e si scambiano fino a confondersi. Ed è proprio un diverso il protagonista di "Avatar": diverso dagli uomini del suo mondo, perché vive su una sedia a rotelle; diverso dagli abitanti di Pandora, popolo extraterrestre dalla pelle azzurra e dal fisico imponente; diverso da se stesso, con quella doppia vita che il destino gli ha riservato. Per la prima volta, il cinema di Hollywood affida ad una persona disabile il ruolo di protagonista in un blockbuster internazionale.
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I martiri del Novecento |
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Quando la crescente follia nazista porta Adolf Hitler alla Cancelleria del Reich nel 1933, Bernhard Lichtenberg era stato nominato prevosto della cattedrale di Berlino da appena un mese. Secondo dei cinque figli del commerciante August e di sua moglie Emilie, Lichtenberg era nato ad Ohlau il 3 dicembre 1875 ed era stato ordinato sacerdote il 21 giugno 1899 dal vescovo Georg von Kopp nel duomo di Breslavia. Oppositore del nazismo fin dalle origini, Lichtenberg viene considerato nemico del Reich e osteggiato dalle alte gerarchie del regime che lo additano come “combattente fanatico per la causa cattolica”. Nella preghiera serale in cattedrale, dopo il massacro compiuto dalle squadre della SS nella “notte dei cristalli”, Lichtenberg si rivolge ai presenti con queste parole: “Quel che è stato ieri lo sappiamo. Quel che sarà domani non lo sappiamo. Ma quello che è successo oggi l’abbiamo vissuto. Là fuori la sinagoga è in fiamme: anch’essa è casa di Dio”. L’autunno del 1941 è segnato da un inasprimento della persecuzione antisemita. Al volantino diffuso dal gerarca Goebbels per incitare all’odio razziale, Lichtenberg risponde con una lettera indirizzata ai fedeli: “Nelle case berlinesi viene divulgato un giornale che incita all’odio contro gli ebrei. Esso afferma che ogni cittadino tedesco che per supposta errata sentimentalità aiuta gli ebrei, anche fosse solo tramite una semplice compiacenza, compie un atto di tradimento verso il suo popolo. Non fatevi fuorviare da queste idee non cristiane ma agite secondo i comandamenti di Gesù Cristo: Ama il prossimo tuo come te stesso”.
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La dote dell'umiltà. Intervista ad Antonio Preziosi |
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Nato da famiglia nobile nel 1567 in Savoia, nel castello francese di Thorens, Francesco di Sales abbandonò presto la carriera giuridica voluta dal padre per dedicare la vita a Dio. Dopo essere stato nominato vescovo di Ginevra nel 1602, Francesco continuò ad operare per diffondere la fede nella comunità spendendosi nel dialogo sereno e disteso con il mondo protestante. Al centro della sua predicazione erano i laici, per i quali sognava una vita cristiana capace di rispondere alle esigenze dell'uomo comune: "Sembra che il Sales - scrive Pio XII nell'enciclica Rerum omnium perturbationem - sia stato donato da Dio alla Chiesa per un intento particolare: per smentire cioè il pregiudizio, fin d'allora già in molti radicato e oggi non ancora estirpato, che la vera santità, quale viene proposta dalla Chiesa, o non si possa conseguire, o almeno sia così difficile raggiungerla da sorpassare la maggioranza dei fedeli ed essere riservata unicamente ad alcuni pochi magnanimi; che per di più sia impastoiata di tante noie e fastidi da non potersi affatto adattare a chi vive fuori del chiostro". Beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665, fu proclamato dottore della Chiesa nel 1887 e "patrono dei giornalisti" nel 1923. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il 24 gennaio. In vista di questa ricorrenza, il SIR ha incontrato Antonio Preziosi, direttore Radio Uno e Giornale radio Rai, per riflettere sull'eredità del santo di Thorens nel panorama dell'informazione contemporanea.
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La casa di tutti |
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"Fare integrazione non significa negare la necessità di ausili e strumenti ma favorire la presa di consapevolezza nei confronti della disabilità. Un obiettivo che si concretizza nell'impegno quotidiano per educare le persone in maniera responsabile rispetto alla disabilità in genere e al mondo della cecità in particolare". A conclusione dei lavori per il XV congresso nazionale del Movimento apostolico ciechi (Mac), Francesco Scelzo, presidente nazionale del Mac, riflette con il SIR sulla missione di un Movimento che "associa vedenti e non vedenti per fare esperienza di comunione nella diversità". Il Mac è un'associazione di laici, ciechi e vedenti, fondata nel 1928 per iniziativa di Maria Motta. Nel corso del congresso, alla presenza dei delegati appartenenti ai 60 gruppi diocesani costituiti sul territorio, è stato nominato il nuovo Consiglio nazionale. Dopo l'elezione di Francesco Scelzo al posto dell'uscente Rino Nazzari, il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, ha celebrato l'Eucaristia esprimendo la vicinanza e la gratitudine dei vescovi italiani. Al termine della messa, mons. Crociata ha consegnato ai presenti un piccolo sandalo con la scritta in braille: "Lungo le strade del mondo, testimoni del Risorto".
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I monaci in Cina. Intervista a Matteo Nicolini-Zani |
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"I primi missionari cristiani in Cina di cui abbiamo notizia, tra il VII e il IX secolo, sono stati dei monaci. A quel tempo non era una cosa strana per la Chiesa assira, al cui interno il monachesimo era fiorente e sviluppato. La Cina è stato il punto di arrivo di numerose missioni verso est: monaci che partivano dalla Mesopotamia o dalla Persia raggiungevano l'impero asiatico per confrontarsi con un contesto culturale e religioso tanto differente da quello cristiano". A conclusione del simposio "Mission and Monasticism" (Roma, 7/9 maggio) organizzato dalla Facoltà teologica del Pontificio Ateneo Sant'Anselmo in collaborazione con diverse Congregazioni monastiche per riflettere sulla relazione tra monachesimo e missione in chiave storico-teologica, Matteo Nicolini-Zani, monaco della Comunità di Bose e relatore al convegno in qualità di esperto di storia del cristianesimo in Cina, riflette sull'impegno missionario monastico nel gigante asiatico. "La prima missione dei monaci sino-orientali - spiega Zani - coincideva con la dinastia Tang. Un periodo di grande apertura che ha permesso l'arrivo in Cina di molte religioni, anche grazie alle possibilità offerte dalla Via della Seta e dai commerci che si svolgevano in Asia centrale". Al monaco di Bose abbiamo rivolto alcune domande.
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